MONTE CELVA

Inquadramento storico


Lo Stato Maggiore Asburgico aveva previsto dei piani per la trasformazione di Trento in piazzaforte già dall’età Napoleonica. Le operazioni militari contro le armate francesi del 1796 e del 1797 avevano evidenziato la notevole importanza strategica della città come sbarramento della principale via di collegamento tra la parte italiana e asburgica attraverso le Alpi centro-orientali.
La fortificazione vera e propria della città di Trento e zone limitrofe avvenne durante tre fasi principalmente, una prima fase nel 1860-1876, una seconda nel 1876-1895 ed una terza ed ultima dal 1895 al 1915.

A partire dal 1848 il Trentino fu oggetto dell'interesse dei patrioti italiani. Furono però i moti di insurrezione del ’48 a far avviare i lavori di fortificazione a Ovest della città da parte dell’impero. Durante gli scontri infatti alcuni corpi franchi penetrano nel profondo dei territori asburgici e si scontrarono con le truppe imperiali nelle valli di Non e di Sole. La perdita della Lombardia durante la seconda Guerra di Indipendenza fu decisiva a questo proposito.

L’evento che diede avvio al secondo momento fortificatorio fu l’assedio nel 1866 della città di Trento e zone limitrofe da parte di truppe garibaldine che costarono all’impero asburgico il Veneto.
Alla prima fortificazione con la realizzazione del Forte Bus de Vela, e la sua sovrastante Blockhausforte Doss di Sponde se ne aggiunse così una seconda che comprendeva la fortificazione delle direttrici di attacco storiche (Valle dei Laghi, Val di Non e Valsugana) e dei lavori che resero Trento una vera e propria piazzaforte.

La prima ondata fortificatoria prevedeva forti con struttura in pietra, corazzature metalliche interne, artiglierie in feritoia minima, quelli della seconda ondata struttura in calcestruzzo armato, paramento in pietra, torri corazzate girevoli.
Alcuni esempi di queste fortificazioni sono forte San Rocco, forte di Casara, sbarramento di Civezzano, la batteria di Martignano, a cui si aggiunsero i forti di Mattarello e Romagnano negli ultimi anni dell’Ottocento quando il Genio militare austriaco si preoccupò di rafforzare ulteriormente il settore meridionale della città.

Periodo della Prima Guerra Mondiale
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale condusse ad una radicale revisione del ruolo strategico della piazzaforte di Trento. La neutralità assunta dall’Italia di fronte agli eventi dell'agosto 1914 convinse il comando militare di Innsbruck ad accelerare i lavori di fortificazione lungo i confini col vicino alleato: venne cioè iniziata la costruzione di un campo trincerato continuo dallo Stelvio alle Valli dolomitiche, che assunse il nome di "linea di resistenza tirolese".

Il Genio militare austriaco si mosse verso una radicale ricostruzione della Fortezza di Trento. Dall'autunno 1914 sino alla primavera del 1916 la città venne circondata da un formidabile campo trincerato, articolato in profondità e dotato di trinceramenti, casematte in calcestruzzo e batterie scavate nella roccia. Vennero disarmati e distrutti i forti ottocenteschi per far parte alle nuove opere di fortificazione. A comando della Fortezza di Trento era posto il Castello del Buonconsiglio, sito nel cuore della città.

Il nuovo direttore del genio militare di Trento, Ingegner Maggior Generale Franz Seraphin Edler von Steinhart, uno dei più brillanti ufficiali del genio militare austriaco, fece sparire l'intera fortezza sotto la roccia. Alle fine del 1915 la fortezza aveva in posizione complessivamente 295 cannoni, più di 100 mitragliatrici e 50 cannoni. Tutte le vecchie fortificazioni vennero disarmate e furono usate soltanto come magazzini.

La fortezza di Trento nel 1915 era il più potente e moderno campo trincerato della Prima Guerra Mondiale ed era inespugnabile.

Alle fine del 1915 i servizi segreti italiani erano al corrente della potenza spaventosa della fortezza e non presero mai in considerazione un'azione offensiva passando per la Val d'Adige in direzione del Brennero. Sarebbe stato un massacro e la forza, nonché l'armamento e le possibilità logistiche dell'esercito italiano non permettevano un'azione contro Trento.

Fu dimenticata dalla storia poiché non sparò mai un colpo.

In seguito alla Strafexpedition del maggio 1916 ed al conseguente avanzamento della linea del fronte i lavori di fortificazione attorno alla città furono sostanzialmente abbandonati e le artiglierie trasportate in gran parte sui campi di battaglia, Steinhart diventò il comandante della divisione Val Pusteria.